INCONTRO CON SIDNEY TARROW......
Simpatica ed informale la chiacchierata mattutina con Sidney Torrow, studioso della Cornell University giunto ad Urbino per la presentazione del suo recente prodotto editoriale dal titolo "Why Italy?", perchè l'Italia....Il sociologo-antropologo-italianista e studioso della storia (non solo politica) del nostro bel paese si è avvalso, nientepopodimeno che, della mirabile introduzione di Ilvo Diamanti. Perchè l'Italia, in sostanza, è il tentativo di raccogliere una serie di pregevoli testimonianze di autori e studiosi che, per motivi diversi, sono stati attirati dall'Italia e l'hanno oggettivata come prospettiva privilegiata d'indagine. Sulla falsa riga di un Gran Tour letterario e più specifamente socio-antropologico, ci si è soffermati a riflettere sulla lunga serie di tentativi di descrivere bellezze e storture del nostro paese. Dalla romantica storia del partito comunista negli anni del dopoguerra, all'evoluzione dei primi partiti personali, all'esperienza socialista fino alla crisi della prima repubblica. Molto interessante l'intervento del caporedattore de l'Espresso Gigi Riva che ha sottolineato quanto oggi l'Italia conti poco a livello diplomatico ed internazionale e, simmetricamente, la domanda di informazioni sia fortemente diminuita. L'Italia non attrae più nessuno se non per l'onda lunga, lunghissima del berlusconismo morto e risorto dalle sue stesse ceneri. Vaticano e berlusconismo sono gli unici motivi che spingono la stampa estera ad interessarsi di politica. Le crisi istituzionali, lo strapotere di una destra senza una precisa identità politica e programmatica sono alcuni dei fattori che hanno scoraggiato giornalisti e freelands a raggiugere, soggiornare ed interessarsi al nostro paese. Crisi di informazione, in pratica, equivale a crisi di visibilità, crisi di rilievo, autorità internazionale. SIamo deboli, qualunquisti, superficiali e poco concreti. Anche coloro che ci hanno descritti da fuori se ne sono accorti ben presto. La mafia, la camorra, la crisi di democrazia e civiltà nel mezzogiorno d'italia, la persistenza di due italie che la famosa unione nazionale avrebbe dovuto cancellare, sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Implicitamente, dunque, il testo è sia un tentativo retrospettivo di analisi e re-interpretazione del passato (non così tanto passato) della prima repubblica, ma, anche un monito, a pochissima distanza dal risultato elettorale che ha visto la cancellazione della sinistra italiana, verso gli italiani di oggi, molto ma molto vicini a quelli di cinquant'anni fa. Una sorta di immobilismo esistenziale, sociale e politico che il paese ha iniziato a pagare quando si è dovuta confrontare con altre realtà ben più avanzate. Un processo di europeizzazione, globalizzazione delle politiche che incontra e si inginocchia dinnanzi all'italietta della gestione familiare, dello stato "padrone buono" ed alla sterminata selva di dipendenti pubblici ed inutili strutture burocratiche regionali e locali. l'Italia della Fiat sembra aver mosso pochi passi dai bei tempi del boom economico. A questo punto, il confronto innescato dall'entrata in Europa, il processo di unificazione delle economie, delle risorse, delle monete, ci ha visti sempri nelle vesti dei fanalini di coda....i primi degli ultimi, gli ultimi dei primi....Dobbiamo svegliarci, integrarci anche e soprattuto culturamente con il resto del mondo. Abbattere provincialismi, clientelismi che lasciano il tempo che trovano. Sviluppare un piano di riforme strutturali rivoluzionario (politico, economico, culturale e mentale). Queste le ricette consigliate da Tarrow che, privo di un'impertinenza ed una superiorità che sarebbe anche comodo assumere nei confronti del nostro paese (sparare sulla croce rossa è così facile da sembrare inutile). Speriamo che le recenti elezioni siano comprese come un anno zero da cui ripartire con riflessioni, non solo politiche ed elettorali, che possano segnare la rinascita di un paese gestito da pochi da troppo tempo. Un paese che, citando Diamanti : "E' ricco di poveri". Correggerei lievemente, parlando di una più generale povertà. Povertà di idee, di voglia di cambiare e far cambiare. Povertà di forza d'animo, povertà di scelta politica, economica, esistenziale. Povertà di comunicazione, di scambio leale di idee. Povertà di prospettive per il futuro, per le generazioni successive. Povertà di coraggio (di lasciare le poltrone, i posti di comando!!)..............Povertà di umiltà.......
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