Poche ore fa mi sono imbattuto, navigando tra blog di blog di bloggers, nel link all’ultimo rapporto ISTAT sul grado di partecipazione politica degli italiani (dai 14 anni in su). Ed ho notato alcune cose che potrebbero essere di un qualche interesse.
1) Le donne, in linea di massima, fanno registrare un notevole incremento sia nel momento dell'ascolto che in quello della raccolta di informazioni di natura politica (lettura di quotidiani, visione di programmi a sfondo politico), sia per quanto riguarda la partecipazione attiva a cortei, comizi, partiti ed organizzazioni. Nel rapporto tale aumento è presentato sotto forma di progressione storica (dal 1999 al 2009) e, rapportato all’incremento relativo all’interesse da parte degli uomini, fa emergere ancora di più il rapido progresso delle donne. Nella categoria di genere, tuttavia, si mantengono quasi inalterate le differenze strutturate a partire dalle variabili più strutturali, storiche e tipiche della nostra popolazione. Questo significa che, nonostante questa notevole progressione, le donne laureate e diplomate si informano di più di quelle che possiedono la licenza media e/o elementare. Le donne del nord-est più di quelle calabresi o pugliesi. Le imprenditrici e le libere professioniste molto di più delle massaie e/o delle lavoratrici dipendenti. Tali differenze connotano, allo stesso modo, anche la variabilità di interesse e partecipazione attiva interni alla categoria degli uomini.
2) Nota piuttosto dolente: i giovani fino a 24 anni, sia maschi che femmine, manifestano un livello di partecipazione alla vita politica (ascolto, raccolta di notizie, partecipazione a dibattiti) nazionale estremamente basso. Un terzo circa dei giovani intervistati, inoltre, motiva quest’allontanamento con una sfiducia cronica nella politica così come nelle istituzioni e/o un disinteresse latente verso tutto ciò che sia ricollegabile alla politica nostrana. Si abbassa anche la densità della cosiddetta “partecipazione visibile” (organizzazione di comizi, cortei, attivismo politico ecc..).
3) Altra nota dolente: tra le maggiori fonti d’informazione primeggia, senza concorrenti, la cara vecchia televisione. Le altre due fonti indicate con la percentuale relativa più alta sono la radio ed i quotidiani. Seguono le cosiddette agenzie di socializzazione (famiglia, parenti, amici, colleghi). Anche qui ritorna una matematica divisione del paese in due. Le donne preferiscono tv e settimanali. Gli uomini tv e quotidiani rigorosamente stampati. Gli abitanti del nord si appellano ad una media di 2-3 fonti differenti. Coloro che vivono al Sud utilizzano in modo particolare la televisione ed, in alcune regioni, la cerchia di amici e parenti viene indicata come la seconda fonte di informazione, a pari merito con i quotidiani. Ad ogni modo, il dato che emerge lampante è che gli italiani s’informano e/o parlano molto di politica (e vanno evidentemente anche a caccia di notizie pseudo-politiche e di vorticose discussioni meta-politiche, a giudicare le fonti d’informazione privilegiate!), ma, la praticano sempre di meno. I giovani, d’altra parte, non lasciano ben sperare per quanto riguarda il futuro prossimo della politica attiva, partecipata.
4) Nota. Nella lettura del rapporto manca totalmente qualsiasi riferimento ad internet e/o alla fruizione d’informazioni (anche di natura politica) attraverso dispostivi mobili. Tra l’altro in un paese (l’Italia!) che, a dispetto di problemi strutturali nella fornitura di connessione su tutto il territorio nazionale, può vantare una percentuale di dispositivi mobili per persona pari a circa 1,2 (cioè, una media di quasi due cellulari per abitante!). A questo punto, dunque, mi domando: quanto il riferimento alla Rete e/o alle piattaforme per la produzione/fruizione di contenuti potrebbe modificare (in positivo) il dato relativo alla partecipazione politica (specie per quanto riguarda i giovani fino ai 24 anni di cui sopra) ?, perché l’ISTAT non ha affatto tenuto conto dello spostamento di una parte dell’opinione pubblica sulla Rete e/o di una generazione di “nativi digitali” che sfruttano i social networks anche, ad esempio, come fonte per l’acquisizione in via informale di notizie ed informazioni?.....
Credo sia il momento giusto per soffermarsi a riflettere ed analizzare in profondità anche queste Realtà…Non stiamo parlando più tanto di alternative quanto di nuove frontiere della comunicazione. Una comunicazione che, tra l’altro, produce già conseguenze reali ed effetti ben visibili.
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