Pensavo alla festa della donna (parte seconda).....

Insomma, eliminati i terrori e le forti contraddizioni che vedo in alcuni comportamenti delle donne, specie di quelle che si ritengono affiliate al “partito della donna”. Un partito che, nato sull’onda dei movimenti per l’affermazione della parità di genere, mi sembra la prima di una serie di contraddizioni che, a mio avviso, finiscono col ridimensionare il valore e l’importanza sociale della stessa lotta per l’uguaglianza. Non c’è niente da fare, ho un pensiero collaterale a quello della donna. Devo, in qualche modo, parlare di mia nonna. Sembrerà una sciocchezza, una banalità ma quando penso a quelle donne della fabbrica di cui parlavo nella prima parte, mi viene a mente proprio mia nonna con la sua vita, le sue sofferenze di cui noi non avvertiamo nemmeno il più pallido riflesso. Siamo i nipoti di quelle vite, di quel tempo. Altri hanno lottato per noi, per evitarci ogni male. E non lo dico con soddisfazione. Anzi, Con una consapevolezza che, come un tocco di pennello, colora sempre con un po di tristezza la mia vita. E come se loro (i miei nonni, i loro padri…) fossero stati una specie di cantante agli esordi che, per esibirsi, deve scendere a compromessi fare la fame suonando per marciapiedi, agli angoli delle strade. E noi, siamo il prodotto di quella fatica immane: il cantante diventato rock star di successo. E siamo infelici, depressi e drogati di malinconia proprio come un front man che ha tutto ed è orami pieno di sé. Avvertiamo mancanze che non sappiamo colmare perché crediamo di riuscire a colmare con le cose o, peggio, distruggendo la vita degli altri come mantidi religiose. Vabbe….A parte la digressione, mia nonna ha sempre rappresentato un modello di donna fiera, rispettosa ed amorevole. Una donna che ha davvero lottato per affermarsi, nel lavoro (mia nonna ha sempre fatto lavoretti da poco, mio nonno era il lavoratore indiscusso!), in famiglia, con gli stessi figli maschi. La forza che il suo volto ancora oggi emana rappresenta un esempio di vita per me. La fierezza che, anche in vecchiaia, è capace di esprimere mi fanno pensare al passare dei tempi, all’indebolimento che ha colpito mortalmente la mia generazione, per non parlare di quelle che verranno. Ho sempre provato ad immaginare, attraverso i racconti di mio padre, come fosse quella giovane coppia ai tempi del loro primo incontro, prima che dessero vita alla famiglia numerosa di cui anch’io sono parte. Ricordo un racconto in cui mio nonno, tornato distrutto a casa dopo ore e ore di lavoro passate in fabbrica ad aggiustare vecchi tram malandati, ritrova lungo il cammino un portafoglio con un bel gruzzolo all’interno. Mio nonno, all’epoca non se la passava bene per niente, i figli iniziavano ad arrivare e con essi le spese, i conti che non tornavano. La loro forza nulla poteva contro la precarietà delle loro condizioni materiali. Ma, nonostante questo, mio nonno rifiutò di prendere quei soldi e, così, ne denunciò la scomparsa sperando, al più, in un azione buona da parte del vero titolare di quel borsellino pieno di banconote. Ecco, in questa storia un po’ quotidiana (banale, forse) ci vedo tutta la grandiosità di una umanità dignitosa e felice anche solo di essere al mondo, unita. Ci vedo un senso profondo della famiglia di cui non ho potuto, almeno come uno dei tanti figli di genitori separati (molto alla moda!), avere un’esperienza diretta. In quella storia, guardandoci letteralmente dentro, ci vedo anche un senso dell’essere coppia che nulla aveva a che vedere con spogliarelliste, scappatelle e transessuali. Un amore sincero, pulito. Ingenuo, ma, certamente felice. Quella felicità l’ho rivista nelle facce dei loro figli. Mio padre, i miei zii. L’orgoglio dell’appartenenza, l’innato rispetto dei ruoli. Quelli erano genitori da rispettare con profonda ammirazione. Un ammirazione che, in me, nei miei coetanei e in quelli più giovani di me, raramente vedo espressa verso qualcuno o qualcosa che la meriti o che, in qualche modo, l’abbia maturata sul campo!. Non c’è più tanta ammirazione, si riflette poco sui buoni esempi e si perde davvero troppo tempo a parlare di modelli, esempi, personaggi e storie negative. In questo buio, allora, il pensiero che mi ha riportato a questa idea di famiglia oramai tramontata rappresenta un inaspettato momento di luce, una bella giornata in questo inverno lungo e intenso. Nell’immagine dai contorni nitidi ed il volto scavato dal Tempo e dalla (S)storia di mia nonna, dunque, vedo un tempo ed una donna con un carattere ed una capacità di amare che non ho mai più trovato. In quella donna vedo un saper stare al mondo che mi fa sentire fragile, piccolo. Mi fa ombra. E nel ricordo di quel tempo, allora, che voglio rendere omaggio alle donne affinché ognuna di loro, rileggendo il presente anche con l’aiuto di chi ha vissuto ed è stata giovane ieri, magari possa acquisire un briciolo di consapevolezza in più. Quella consapevolezza che, oggi, è diventata una merce più che rara. In alcuni uomini, così, come in alcune donne. Nei grandi come nei più giovani. A Nina…..

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao...

Anonimo ha detto...

ciao mario
belle parole...davvero
thilina
(bella la foto...che bei tempi!)