Pensavo alla festa della donna (parte prima).....

Sono oramai un po’ di ore che ci rifletto. Anzi. A dire la verità, mi sono proprio svegliato con l’idea precisa di scrivere qualcosa. E, quindi, ho iniziato subito a pensarci. Dunque, vediamo. Festa delle donne, solita festa consumistica per coppie dall’intelligenza discutibile che credono di riuscire a rinsaldare l’affetto reciproco con uno scambio di fiori, profumi e balocchi di varia natura. Uscita del lunedì sera del gruppone di donne, oramai di tutte le età (purtroppo!), frustrate ed affamate di corpi maschili. Pizza, alcool, tristissimi piano-bar e giovani ragazzi sotto-pagati che, per un pugno di soldi ed una cena pagata, si lasciano svilire per restituire a quelle donne un poco della loro dignità perduta o, forse, mai esistita. Già mi vedo la coppia col marito che oscilla tra il patetico ed il gelosamente patetico per l’uscita di stramacchio della moglie e quest’ultima che si tira a lucido come una vecchia barca che non scende in mare da anni. Che mare di tristezza!. Bene. Dopo essere riuscito faticosamente a pulire, depurare i miei pensieri otto-marzeschi da tutto questo sporco superfluo e inutile, mi torna alla mente la storia di questa festa svilita e schiacciata da esigenze commerciali ed equilibri di coppia da ristabilire. Torno, credo, al tempo delle elementari. Allora, fu la professoressa Sodano, di cui ero ovviamente innamorato (come in ogni copione da scuola elementare che si rispetti!), a raccontarci la storia di questo gruppo di operaie di Chicago morte per un incendio scoppiato all’interno della fabbrica nella quale lavoravano anche 14 ore al giorno. Una storia fatta di lavoro, sacrificio, sfruttamento, di una discriminazione di classe che, ai primi del novecento, sottometteva e sottopagava. Indeboliva e sfruttava migliaia di proletari e, tra questi, le donne subivano senza dubbio le violenze maggiori. Doppiamente sottomesse, in casa ed al lavoro. Costrette alla fatica nelle fabbriche e ad un rispetto obbediente tra le mura domestiche. Ricordo ancora che la voce della professoressa si faceva roca, il tono si abbassava sempre un po’ durante la narrazione. In quel calo di voce oggi leggo la consapevolezza profonda di una lotta che, attraverso la storia, le donne hanno dovuto compiere per affermarsi nella società. Quella maestra di scuola sapeva benissimo da dove veniva e, con quel racconto, esprimeva il suo rispetto più profondo verso quelle donne che, come sorelle maggiori, le avevano aperto la strada al cambiamento. Verso un miglioramento delle condizioni di vita di cui lei era il prodotto più felice e maturo. Chissà se tutte le donne di oggi conoscono almeno i contorni di quella storia o, piuttosto, la bollano come un noioso racconto che spezza il divertimento, smorza l’entusiasmo di una festa che resta tale solo nel nome, ma che, in realtà, andrebbe intesa come un momento di ricordo, di riflessione assolutamente seria. Ecco, questa riflessione potrebbe aiutare molto le donne, specie le più giovani. Potrebbe insegnar loro a combattere per affermare le proprie idee. Ed a farlo, in modo particolare, contro coloro (uomini e donne) che ne ridimensionano gli spazi di libera espressione. Gli uomini, in questo, posso certamente essere un esempio certamente negativo. Ma, allo stesso modo, mi fanno molta paura quelle “donne mascolinizzate” che ritengono che le donne devono darsi una mano, a tutti i costi ed in ogni situazione. Quelle che si battono per l’uguaglianza di genere e, poi, di accontentano delle quote rosa in politica, nei luoghi di lavoro (quasi come se stessimo parlando di una minoranza etnica!). Ho paura di quelle donne che, una volta raggiunto il potere, applicano un razzismo al rovescio, a danno di uomini capaci e/o donne più giovani ed anch’esse in gamba. Mi preoccupano quelle donne che credono ci sia sempre una guerra da combattere. Allora attaccano per timore di essere attaccate. Ma, in modo particolare, mi terrorizzano quelle che ritengono che l’unico modo per farcela “in questo mondo dominato da maschi” sia darla al più potente in circolazione. Queste fanno davvero la rovina del genere femminile. Escludendo le più brave, oneste e capaci perché magari non le seguono sul terreno dei favori, dei compromessi “costi quel che costi”…..(continua)…

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