Pensieri e un'immagine: connessione probabile.....
Mi sono ritrovato a fine giornata, e sulla scia di un convegno dai complessi risvolti organizzativi, ad oscillare tra pensiero ed immagine. O meglio, tra un pensiero preciso ed un immagine nitida, fissa da un pò di ore davanti ai miei occhi. Il pensiero riguarda il contenuto di molti degli interventi che hanno caratterizzato il convegno di oggi (intelligenza artificiale, nuove tecnologie, potenziale socializzante di social media e social network), ovvero, una sorta di cieca fiducia nel fatto che l'introduzione di nuove tecnologie, innovazioni e quant'altro potesse incidere in modo profondo sulla società fino a modificare, cambiare i rapporti sociali, le relazioni tra gli individui. Una cosa nella quale credo, onestamente, davvero poco. Non solo perchè mi fa strano immaginare che l'evoluzione di una società possa realizzarsi quasi esclusivamente tramite l'introduzione dell'ultimo ritrovato tecnologico in ordine di tempo. Ma, d'altra parte, quando si affronta un tema del genere, non viene mai resa palese la distinzione tra pratiche di relazione inter-soggettive (magari ristrette ad una comunità e/o ad agenzie di socializzazione più o meno circoscritte) o, al contrario, si tira in ballo la società nel suo complessso così come nella sua intima complessità. Se è vero (com'è vero) il principio dell'auto-poiesi (auto/produzione), ovvero, della naturale tendenza di un sistema all'auto-riproduzione a partire da sè stesso e per se stesso. Ammettendo per vero questo principio, allora, intravedo una piccola contraddizione nell'affibbiare alle tecnologie il merito (o il demerito) di aver alimentato mutamenti socio-storici di sorta. E' certamente vero, a mio giudizio, che la collettività oggi va assumendo un peso rilevante nella realizzazione di nuovi applicativi come piattaforme per l'interazione diretta tra utenti e/o per la co-produzione di contenuti (l'esperienza pionieristica del cosiddetto "marketing relazionale" di origini scandinave docet), ma, starei attento a far coincidere questo principio immediatamente con la conclusione per cui la società, partecipando al processo creativo, ne viene immediatamente modificata, magari rivoluzionata. E' se gli oligopoli che gestiscono questi applicativi sfruttassero gli utenti per esigenze finanziarie e pura speculazione commerciale? ( Facebook e la storia di "Buzz" di Google insegnano). E se in queste piattaforme non si realizzasse niente di diverso che una nuova classificazione della società. Una classificazione che, in questo modo, non fa altro che spostarsi dall'off line all'on line. Magari modificando la propria configurazione, ma, non mi si venga a dire che questa è una rivoluzione nè, tanto meno, che le nuove tecnologie sono artefici di grandi mutamenti di paradigma. Non so, sarò pessimista sul futuro della società (o sulle impellenze capitalistiche dell'essere umano), ma, tendo sempre di più a credere che la Rete, almeno fin quando sarà caratterizzata da modelli di business tendenti all'oligopolio così come da vuoti normativi piuttosto clamorosi, non sarà nè uno spazio democratico nè un luogo in cui gli utenti-cittadini potranno contribuire in modo sostanziale ed autentico ad un cambiamento dei loro vissuti quotidiani, democraticamente. Per ora, vedo solo schemi che si riproducono, dialettiche che si accavallano ed arrovellano sugli stessi discorsi di principio, ma, in nella sostanza, nulla di davvero nuovo. A fianco al pensiero di cui dicevo prima di avviare quest'interminabile pippone c'era, c'è un immagine. E' l'immagine televisiva più triste (forse, fa a gara con molte altre in effetti!!!!): quella del Grande Fratello. Penso al pubblico, ai dati relativi all'audience del serale e penso al clamoroso cambiamento che la tv italiana è stata costretta a vivere sotto i colpi del capitalismo, della corsa sfrenata ad accaparrarsi il mercato, gli utenti. E vedo un legame non così tanto nascosto tra l'immagine ed il pensiero. Anche nella tv, nei cosumi che essa alimenta, la riproduzione di dialettiche. Anzi, Se penso a certi programmi penso che la Tv faccia leva sulla capacità di alimentare essa stessa dialettiche, riprodurre scontri che ampliano differenze culturali, ma, anche sociali. All'inizio della sua storia la televisione ha garantito l'alfabetizzazione di milioni di persone.Si. All'inizio. Perchè oggi, al contrario, sembra alimentare un processo di regressione all'analfabetismo. In cui si riproducono distinzioni del gusto, ma, anche della società nel suo complesso. A questo punto, potremmo sostenere che la tv sia effettivamente riuscita a modificare le relazioni sociali? agendo su di esse?..Boh, io non credo. Penso, invece, che si sia limitata a sfruttarle per riprodursi, per ampliare la platea di riferimento, cavalcando l'esistente o, nella peggiore delle ipotesi (non più tanto ipotesi!!), distruggendolo e ricomponendolo secondo le proprie esigenze d'immagine (e di immaginario da impacchettare e distribuire). Per cui concluderei (citandomi): "tecnologie sociali intese come apparati tecnologici in grado di produrre cambiamenti profondi (magari di segno positivo) nell'architettura delle relazioni sociali un bel piffero!"
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento