RIMANDO A ME STESSO SULLE GENERAZIONI...

FIGLI DEGLI INDI DI SEATTLE?

Non posso negare che la lettura del testo di Jenkins abbia stimolato una serie di riflessioni (piu o meno interessanti) legate al beneamato concetto di generazione. All’inizio, ero convinto che il concetto così come veniva proposto (marxiano, sessantottino, ecc..) è completamente fuori luogo se applicato alla generazione di consumatori Y. Dall’altra parte, se si abbandona quella prospettiva/palla al piede!!, ci si rende conto che una nuova idea di generazione/i viene a prefigurarsi, almeno dal punto di vista del consumo di prodotti culturali esperito attraverso i nuovi media. Se consideriamo valido il presupposto di convergenza mediale formulato da H. Jenkins, possiamo pensare come realizzabili dei collettivi trans-generazionali attorno ad un determinato oggetto culturale. Poniamoci questa domanda: importa così tanto se le unità di partenza di un modo alternativo di pensare le generazioni passi attraverso comunità di fan, adolescenti incoscienti, spoiling e quant’altro?. Non possiamo vederli semplicemente come le avanguardie:
1- di un modo postmoderno di concepire le logiche del mercato culturale
2- di un modo postmoderno di concepire le dinamiche di fruizione
3- di un modo postmoderno di concepire la creazioni di comunità profondamente segnate da quell’oggetto tanto da battersi in difesa di esso ed assumerne il gergo…
4- di un modo postmoderno di concepire,quindi, anche il concetto di generazione come comunità di consumo/reazione al consumo transnazionale, transgenerazionale che fonda la propria forza e sopravvivenza sulla produzione permanente di oggetti culturali (sia da parte delle corporation che grassroots!) che contribuiscono alla riconfigurazione/ampliamento della comunità stessa.

Se ammettiamo questo presupposto come valido possiamo ragionare su due importanti “conclusioni”:

1- Il concetto di generazione è rinfrescato, rivitalizzato da una prospettiva socio-mediale (che raccorda degli individui come appartenenti ad una generazione sia sotto il profilo delle competenze tecniche che, cosa più importante, sulla base della produ/fruizione di cultura)
2- La prospettiva socio-mediale, in un epoca profondamente contaminata dal marketing culturale (politico, sociale,istituzionale), sembra essere la prospettiva più affidabile per uno sforzo scientificamente valido per la costruzione di una identità di generazione.

IL web ha messo a disposizione degli strumenti di cui non tutti conoscono le reali potenzialità. Se così non fosse avremmo già assistito ad una rivoluzione culturale anche generazionale. Tuttavia avanguardie importanti sono, a modo loro, sintomatiche di un futuro prossimo. In quel futuro l’idea (descritta sopra) di generazione può non solo trovare luogo,ma, essere superata ed inglobata dalla costituzione di una comunità policentrica, che è molto di più della generazione.


Ciao!!! Mario Orefice

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