E' praticamente un testa a testa quello tra Obama e Mc Cain. Il primo, nero, figlio di madre bianca e padre nero (il trick baby degli Stati Uniti), inizia la sua carriera politica verso la fine degli anni 80. Da Chicago, il giovane avvocato appassionato di politica sostiene con forza la campagna elettorale di Clinton. Si batte tra i quartieri disastrati delle aree suburbane della sua città per convincere la "sua" gente (gli afro-americani) a recarsi alle urne. Supportando uno dei tradizionali temi delle campagne elettorali democratiche per cui vale il principio opposto a quello vigente nella tradizione sondagistica italiana: più gente vota, più il risultato si sbilancia in favore dei "democrats" (in Italia, ciò favorirebbe gli schieramenti di centro-destra); meno persone si recano alle urne, maggiori sono le probabilità di vittoria dei "teo/neo-con" (al contrario, lo zoccolo duro dell'elettorato impegnato è fisiologicamente legato alla sinistra).
Dall'altra abbiamo il soldato teo-con che ha fatto della parola-chiave "fight" il simbolo della propria lotta, duplice. Da una parte, l'aver raccolto l'eredità di Bush figlio ha costituito un fardelo pesante, pesantissimo ed ingombrante di cui liberarsi, alla svelta. Dall'altra, la necessità di controbilanciare la potenza d'immagine e la superiorità delle risorse finanziarie del candidato democratico. Esperto di affari internazionali e militare, è favorevole alla guerra in Iraq, contro i matrimoni gay,ma, favorevole alle unioni civili. Ha il sostegno di tutto il partito repubblicano, nonchè degli ambienti militari (dai servizi segreti alle forze impegnate in Iraq)...un classico dei candidati repubblicani (non scontatissimo per lo sfortunato ed incapace Bush). Insomma, entrambi hanno una lunga storia politica. Al di là degli scandali (Obama ha una sorella che vive in America da clandestina. Mc Cain ha dei sostenitori "poco raccomandabili"), sono entrambi figure forti ed entrambi rappresentano una "rottura con la tradizione" all'interno delle rispettive fazioni. Il distacco medio, emerso dagli ultimi sondaggi pre-elettorali, produce un sostanziale pareggio. Si è passati dal più 7% al più 5% al pareggio di stamane (01/11/08). Se consideriamo,poi: 1) che i sondaggi sono il più delle volte realizzati con intervista telefonica a provabili elettori; 2) che i risultati prodotti in termini matematici sono una media di sondaggi realizzati a livello nazionale (per cui, se in uno stato obama vince di più 7%, ne esiste un'altro che potenzialmente potrebbe ribaltare completamente la situazione); 3) Che questi sondaggi, come tutti i sondaggi (non solo elettorali) si reggono su una base provabilistica e, per sua natura, profondamente incerta; 4) Che la provabilità più spesso si oggettiva nel concetto di "intervallo di confidenza"(in questo caso,approssimato al 2,8-3%). Ragione per cui, se una media mi dice che Obama è in vantaggio di 4 punti percentuali, per l'esistenza di un "intervallo di confidenza" (che disegna uno spettro di risultati possibili compreso tra +Ic e -Ic), dovrò accettare l'ipotesi che il vantaggio di Obama oscillerebbe tra +6,8-7% e 1,2-1%. Ipotesi che non riduce nè aumenta l'incertezza storicamente legata al momento elettorale (tanto più negli Stati Uniti, in cui ogni nazione rappresenta davvero un caso a sè!!).
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