Urbino città(senza)campus.....

Sarà che sto periodo di lauree ha rallegrato questo ridente paesino. Addirittura stamattina il termometro segna la bellezza di 12 C....la temperatura più alta registrata negli ultimi due mesi. Gente festante, mamme piangenti, papà distrutti da ore ed ore di guida per ricevere una soddisfazione di non più di 15 minuti...oggi è iniziato davvero tutto bene. Sole, allegria, buon umore. In effetti, c'è da ammettere che almeno una settimana ogni quattro mesi questo posto non solo sembra una cittadella universitaria (voglio dire frequentata anche da studenti universitari!!), ma, anche una cittadella universitaria felice che si scrolla di dosso il proprio grigiore, quell'umore tra lo strano ed il vagamente triste che attraversa tutte le tue giornate. Sembrava il primo giorno in una nuova città..sono stato bene. Vorrei sforzarmi di trovare e magari argomentare una sentenza, anche solo una semplice nota negativa, ma, non ne ho voglia. Non mi sento mezzo vuoto oggi, direi proprio di no. Però, tornando ad Urbino, sto riflettendo su una cosa che stamattina, durante le lezioni del dottorato, è stranamente sgorgata da quell'inesauribile fonte che è il professor Valli. Discettando a proposito della necessità di una efficace campagna pubblicitaria di essere sostenuta da un buon prodotto o, quanto meno, da un prodotto dotato di qualità reali, esistenti, esperibili. Ebbene, durante l'illuminante lezione il professore ci ha portato come esempio il caso di "Urbino città-campus", slogan che campeggia sul portale d'ateneo e su buona parte della pubblicità con cui questa università cerca di costruirsi una faccia seducente tanto da ammaliare ogni anno qualche gruppo di giovani studentelli, inesperti ed incapaci di leggere la verità di una realtà al di là delle sue "semantiche di superficie" (lo so...è un pò un'ossimoro!). E, in effetti, il prof. c'ha preso abbastanza perché da quando sono quì ho elaborato qualsiasi forma di lettura possibile di questo posto, ma, ho sempre mancato di notare che, oltre tutto, è anche ciarliero e fintamente dipinto come "villaggio felice di studenti". Non è vero. C'hai preso Valli. Questo posto è un grande inganno, si regge sulla (falsa) garanzia di fornire a chi vi verrà un posto accogliente, ricco di stimoli, in cui gli studenti vivono in ambienti d'interazione costante..un posto dotato dei migliori confort, insomma, un vero e proprio campus universitario..Nel portale d'ateneo non si può certo dire che gli studenti vengono trattati come cittadini di serie B dagli stessi cittadini di serie B che sono proprio gli urbinati. E che tra loro, certamente i più caini sono gli affitta-camere. Ladri e pesce-cani a briglia sciolte che agiscono dietro la compiacenza tacita delle istituzioni da una parte, degli studenti silenziosi ed assonnati che non protestano, non denunciano. Non è un campus quello che offre una scelta ridimensionata di posti dove svolgere attività culturali, un posto che si regge solo sulla libera auto-organizzazione di studenti più o meno volenterosi, ma, spesso politicizzati e politici in miniatura (una cosa che, vi assicuro, fa rabbrividire persino me che non passo certo per essere un raffinato). Non è e non fa campus un posto in cui si alimenta nient’altro se non un pendolarismo spinto che non consente di valorizzare le migliaia di opportunità (economiche, turistiche, professionali,culturali, umane, di ricerca) che risiedono in un posto che condensa in pochi chilometri migliaia di studenti. Non è un campus un posto in cui a comandare davvero ci sono politici da quattro soldi tra le strade della città e baroni con vizi auto-celebrativi tra le nostre cattedre, di fronte a noi, sopra di noi. Valli, dunque, aveva ragione. Si. Ma c’è dentro fino al collo in questa negligenza di massa. Un campus io lo immagino diverso. Vivace, dinamico, libero, ben integrato al suo interno. Si dice sempre che bisogna “fare rete” per mettere in contatto diverse istituzioni e farle funzionare in sinergia. Università, istituzioni politiche, valorizzazione turistica del territorio, sui giovani, creazione di un indotto vero il mondo del lavoro. Il campus è un posto che sviluppa il confronto, ma, che è anche in grado di alimentare speranze, sviluppare opportunità. Se dovessi giudicare questo posto dal modo in cui si gestisce a livello “macro” direi che, non solo sta fallendo nel tentativo di trovare una sinergia inter-sistemica, ma, che ha certamente già fallito la scommessa più grande: rifiorire come luogo in cui risiede una cultura centenaria ed una università che, almeno un tempo, era capace di infiammare animi ed accendere passioni degli studenti che la frequentavano vivendola. Tutti i giorni e senza aver voglia di scappare. Questo posto, ad oggi, fa venire voglia di scappare.

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