L'arte, con ogni probabilità, potrà trovare nuovi stimoli affidando alla Rete parte del proprio destino evolutivo....
Eyesofthefuture mi provoca. Io rispondo.
Dopo tanto tempo passato dalla calda estate di Modernity 2.0, a mio fratello viene in mente di lincarmi all'interno del sito che, in teoria, dovrebbe lanciare la sua iniziativa editoriale. Dico "in teoria" non perchè mio fratello non sia bravo e/o capace nel mettere per iscritto pensieri, idee e quant'altro di buono il suo cervello sia capace di produrre. Resto sul piano dell'ipotesi perchè, come il futuro ancora incerto e dai contorni sbiaditi di cui lui stesso parla nel libro in uscita, il futuro stesso dell'editoria è fortemente messo in crisi da un presente claudicante e dalla miopia di quanti (molti) credono che social network, blog, wiki e siti siano qualcosa a metà strada tra la diavoleria e la moda che, come tale, viene marcata come passeggera, in divenire. Di là da venire. Invece, sono fortemente convinto che, innanzitutto, l'editoria finchè resterà legata ad un modo tradizionale, verticale, di concepire le dinamiche di produzione-fruizione-consumo mediale avrà una vita corta e triste. Tanto più quell'editoria ciana e pesce-cane che si aggrappa alle speranze di giovani scrittori in erba, rubandone il talento e le risorse. Non solo finanziarie. D'altra parte, sono fermamente convinto che social network e piattaforme per l'interazione de-intermediata tra utenti non solo avranno vita lunga ed un rigoglioso futuro, specie tra le giovani generazioni, ma, che questi strumenti presto, molto presto, diverranno, allo stesso tempo, ambienti forniti di tutti gli strumenti necessari all'agire comunicativo (programmi di scrittura, elaborazione dati, creazione di presentazioni, ricerca on line, ecc...) e vere e proprie protesi in grado di essere percepite (ed essere) come parte del nostro corpo, fin quando saremo connessi ad altre vite, ad altri corpi. Ovvero, sempre più spesso. Con sempre maggiore frequenza. Il mito della "produ-fruizione" si materializza quì, oggi, nelle parole che scriviamo, nei commenti che postiamo sul "wall" di Facebook. La produ-fruizione è la capacità di agire, in libertà e senza filtri all'entrata, sui contenuti propri e/o elaborati da altri, per altri. Ed è presente in una quantità di cose che nemmeno immaginiamo. Facebook è solo l'iceberg di questo modo di vivere e rappresentarci il mondo. In una dialettica continua, in cui ci rassereniamo nell'appoggiarci alle rappresentazioni altrui e/o incazziamo nel vederci criticati da qualcuno di cui non conosciamo nemmeno bene la vita, il pensiero. Molti detrattori ritengono che tutto ciò sia incapace di produrre effetti nella realtà, ma, solo effetti di realtà (alludendo a dinamiche di imitazione/emulazione del reale). Ma quì, in rete, non sta accadendo nulla di classicamente reale. Viviamo nuove frontiere, nuovi spazi. Persino le persone che conosciamo benissimo, attraverso le loro foto o i post inseriti in un blog o una semplice discussione in chat si mostrano diversi, altri. Dunque, solo comprendendo il valore di tali esperienze, esperienze di alterità, che tutto, l'editoria, gli utenti più ingenui, io e voi possiamo iniziare a guardare al futuro con maggiore chiarezza di idee (e di prospettive). Questo immagino sarà il compito, anzi, la missione verso il futuro che mio fratello tenterà di realizzare. Mio fratello che, proprio attraverso blog, siti e social network, scopro essere anche qualcos'altro. Un' identità multipla. Una umanità che vede divanti a sè crollare, uno dopo l'altro, i limiti alla sua espressione.....Tutto ciò mi lascia una immagine molto nitida del futuro. Un futuro che ora vedo diverso, ad ampie corsie. Attraverso gli occhi di Fabio..La Rete sembra avere nella sua innata pulsione verso la libera d'espressione qualcosa in comune con l'arte.
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2 commenti:
Il rischio è anche quello di perdersi nel flusso che la troppa facilità d'espressione garantisce. Un rumore di fondo reclamato a gran voce da chi proprio non vuole ascoltare ciò che accade fattualmente. Un chiacchiericcio che genera l'opinionismo ridondante e fine a se stesso che oggi sta soffocando perfino l'informazione politica basilare.
Se non altro, al contrario di quanto accade per l'economia in Italia, l'apertura mediale garantirà una certa soglia di libertà espressiva. Anche se temo la perdita di impatto inevitabile.
Si è vero, amplificare può significare disperdersi in quella polifonia che si vuole usare come un mar rosso da far spalancare al proprio passaggio. In fondo, pur consapevole dell'importanza cruciale dei new media ed essendo io stesso fortemente insofferente rispetto a chi romanticamente si chiude in una torre d'avorio tuonando per principi impraticabili,tuttavia da 'scrittore' sono molto legato al senso di 'potenza' di un libro stampato e alla comunicazione classica, ancora riconoscibile più come arte che come progetto di marketing. Se tale distinzione in effetti è mai esistita s'intende... In ogni caso, fate prue un salto nel mio sito, cominciamo a provarci: è il solo modo di fugare pur legittimi dubbi.
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