ELETTO IL GRAN KUBILAI PIVATO. E GLI STUDENTELLI?

Tra una puntata triste di "Anno zero" (pare che nelle ultime puntate Santoro stia facendo di tutto per farsi odiare) con un Marco Pannella praticamente in fin di vita, più acido di quando partecipava alle estenuanti dirette di Radio Radicale ai congressi dell'Internazionale radicale di Belgrado, riflettevo sul significato delle elezioni rettorali (da non confondere con le "rettali", mi raccomando) da almeno due punti di vista:
1) Il sistema elettorale. Professori, rappresentanti degli studenti, personale tecnico-amministrativo. Fin qui niente di male, più o meno. Tuttavia, è negato il diritto al voto a tutte le figure precarie (ricercatori, assistenti, membri del personale tecnico-amministrativo). Ciò a dimostrazione della profonda arretratezza del sistema universitario, ancora legato ad una gestione di tipo tradizionale che non tiene conto dei mutamenti occorsi non solo dal punto di vista legislativo (per quanto riguarda l'evoluzione normativa in materia a livello europeo),ma, anche nella gestione dei rapporti di lavoro in un mercato in cui è proprio il precariato a farle da padrona. Preistoria. 
2) L'atteggiamento degli studenti urbinati nei confronti dell'elezione del nuovo rettore (in ispecie, di tutti quegli studenti, più o meno datati, che si erano battuti con grande energia per la statalizzazione dell'ateneo). Me lo aspettavo. Ne avevo già avuto dei segnali premonitori:
1) Smarrimento dell'Onda studentesca divenuta, dopo poco, una semplice "maretta studentesca" facilmente gestita dal governo (eppure ho anche preso parte a delle mega discussioni-pippone sul significato "politico o non politico" della protesta. Quest'inverno ero ancora sciocco o, forse, sarà stato il freddo!). 
2) Elezioni universitarie. Non ho visto comizi o discussioni, on line o off line. Eppure gli studenti dovrebbero sviluppare idee di gestione della propria campagna elettorale con maggiore genialità. Cazzo: siamo pur sempre studenti. Invece, i candidati rettori (forse spinti dalla disperata ricerca del voto, forse no) hanno mostrato maggiore versatilità nella gestione delle interazioni pre-elettorali. Un plauso a loro, un'altra nota di demerito a noi giovani d'oggi.
3) Ho visto qualche studente al comizio di Corbucci per le amministrative che decideranno del destino del comune di Urbino. Grande sommossa popolare per le famose ordinanze amministrative "anti giovedi sera". Grandi proteste (virtuali, mai di piazza!!!). Poi, al primo comizio pubblico di Corbucci (attuale sindaco del bel paesello) non c'era traccia di studente- contestatore. Niente. Il deserto delle opposizioni (potrebbe essere il titolo di un libro, no?).
4) Le elezioni per il candidato Rettore. Tra qualche promessa agli "introdotti" del movimento studentesco (gli anziani avviati, ormai, alla carriera politica), e qualche colpo basso tra i candidati (quanti sanno che oggi, per la prima volta, c'è una vera competizione che non sia tra Carlo Bo e Bo Carlo?), gli studenti se ne sono altamente fottuti come direbbe Pannella per commentare l'operato del governo. Silenzio, nessuna pretesa di conoscere i programmi, nessuna promessa strappata con la forza della protesta, dell'opposizione costante e motivata. Anche in quest'occasione niente. Ah, ecco, ora ritrovo la spiegazione di questo punto: l'imperdibile torneo di calcio interfacoltà. A posteriori si dirà che è stata una trovata del "prorettore deluso e sconfitto" Magnani per distrarre la componente studentesca da un voto che egli sapeva contrario. Ci siamo cascati anche stavolta.... 

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