Santoro e qualche riflessione spacciata per originale....
Insomma, sarà perchè le chiacchiere mi confondevano, ma ho fatto fatica a ritrovare il bandolo della matassa di questa trasmissione. Un miscuglio di elementi, un tentativo (vano) di alimentare emozioni differenti e forme alternative di indignazione. il tutto condito da battutine, mezze ironie. Ma, d'altra parte è così, è lo show di Santoro. Non ricordo dove l'ho letto, ma, a volte, ricostruire il significato di parole (anche banali) può aiutare a capire come funzionano (ancora e di più) certe cose. "Show" non significa niente di più che "mostrare, rappresentare". E, di fatto, Santoro non faceva altro che mettere in mostra la propria potenza, la propria capacità di investire, di sviluppare ragionamenti complessi e, assieme a lui, si è assistito al solito spettacolo del giovedì sera in cui l'Azienda (la Rai) mette in mostra tutta la potenza dei propri investimenti. Tutti i migliori risultati dell'investimento dei soldi dei suoi abbonati. Ogni trasmissione, ogni galà, ogni manifestazione trasmessa in diretta, in fin dei conti, non è nient'altro che l'ennesima dimostrazione di forza di un'azienda che trasforma, come re Mida, i soldi in "oro (finto)culturale". Programmi di rilievo, docu-drama. fiction (ri)evocative dei principali avvenimenti storici del nostro paese. La tv pubblica è l'abominio della società. E, nello stesso tempo, il tentativo più riuscito di ricostruirla, comprenderla, mangiarla e, allo stesso tempo, superarla. Superare la realtà ricostruendola sulla base del miglior cast a disposizione (sempre gli stessi) e delle possibilità di investimento in trame e narrazioni politically correct. Così, stasera si è (ri)creata (per coloro che l'hanno appresa per la prima volta, si è appresa..) la narrazione della pedofilia all'interno di una parte del clero cristiano. E, cosa piuttosto raffinata, la narrazione è stata presentata con tutto il suo cast di attori (preti anziani, condannabili solo per l'aspetto da potenziali stupratori di bambini con cui vengono presentati!), giudici, colpevoli e vittime. E non ci si è fermati un solo secondo a chiedersi delle cause di quei gesti, analizzando la società (o quello stessso sistema ecclesiastico) che li ha effettivamente prodotti. Tutta questa ansia da prestazione, questa voglia di dimostrare a tutti i costi di avere in possesso l'ultima notizia-bomba prodotta dalla realtà (piuttosto strumentale come accezione della realtà. Della serie "l'ambiente, ciò che è fuori esiste solo in quanto posso cooptarne gli elementi che, di volta in volta, servono o sono ben disposti ad essere formalizzati in notizia, evento, fatto straordinario"): E, così, è accaduto nei confronti dei preti pedofili. Con tutto questo pippone non penso affatto che queste persone (vere e proprie bestie, in alcuni casi) siano esenti da giudizio ne, tanto meno, da condanne. Dico solo che, per capire meglio e davvero le cose che succedono attorno a noi (ai figli e ai figli dei nostri figli...) bisognerebbe, ogni tanto, dare la priorità al tempo. Quello della comprensione. Entrambi (tempo e comprensione) gli elementi, tuttavia, cozzano con necessità produttive (produzione di notizie per il consumo di massa), tempi e modi di presentazione della realtà. L'ingiustizia più grande, ad ogni modo, è perpetrata nei nostri confronti da un sistema che, sapendo di pesare sempre di più nella conoscenza del mondo che ci circonda, crede di poter supplire alla nostra capacità di organizzare/rappresentare questa realtà e, sulla base di un assunto non condiviso nè concordato ma perpetrato come abuso e pura ingiustizia, ci presenta un mondo intero confezionato in pillole, brevi, flash. Il mondo dei media assume questa presunzione come premessa per il proprio agire. Il sotto-sistema deputato alla produzione e distribuzione in serie di informazioni (dai giornalisti ai giornalai, ammesso che sopravviva un serio discrimine strutturato su priorità deontologiche e necessità etiche...) è davvero il culmine e la paradigmatica rappresentazione di questo colossale teatrino che non smette di stordirci. E noi lì, fissi, come monadi senza spina dorsale. Se penso a quanto siamo tagliati fuori dal "Mondo" che presumiamo di conoscere così tanto bene, avverto nelle mie ossa tutto il malessere di vivere una vita sintetica (così liscia da scivolarci serenamente sopra io stesso, tutti i giorni....) e, di fatto, non così tanto diversa da molte altre vive che, nel frattempo, vivono accanto alla mia così tanto serenamente da non lasciarmi più nessuna speranza di redenzione. A proposito di fede. Un'altro limpido sistema che sulla promessa di semplificare (semplificarci) la realtà non ha fatto altro che allontanarci da essa, riproducendone una ad hoc. Tutta nuova di zecca come una auto nuova di zecca. E, in effetti, a livello di necessità quotidiane, passa una leggerissima differenza. L'auto soddisfa i nostri bisogni, riflette i nostri istinti, colma le nostre più accese e recondite passioni. E' un oggetto mitico, carico (e caricato) di una storia e di un significato archetipale (basta guardare una qualsiasi delle pubblicità di auto, specie quelle di lusso!!). La religione, nella sua strutturazione (così come nella sua più recente apertura alla comunicazione, al marketing e la cura maniacale della propria immagine su cui, ad ogni modo, specula da quel dì!!), rappresenta la più antica e collaudata macchina pubblicitaria del secolo. Vendere idee, indulgenze e redenzione al prezzo di un'atto di conversione è quanto di più economico e soddisfacente sia esistito per interi secoli. Come il soggetto che, intervistato all'uscita del cinema (vedi Adorno che, in questi giorni, mi sta cambiando le percezioni e la vita!), invece di parlare del film esprimendo un giudizio in merito al contenuto, esclama "per due cents, questo sistema di permette di vedere un colossal costato milioni di dollari!!!!". Così, la religione per un piccolo voto (che investe in pieno la tua anima!), ti dona e rende parte di una Storia di miracoli e di un al di là ancor più magnifico. Cosa c'è, allo stato attuale, di più conveniente??. Ed è proprio questo il punto. Oggi ragioniamo quasi solo in termini di "convenienza del noi". L'abominio estremo della pura soggettività pensante. Da quanto Bacone, Cartesio e Kant (su tutti!!) ci hanno messo in testa la convinzione che spettasse ad ognuno di noi la possibilità, il potere di organizzare ed agire sul mondo che ci circonda. Lì è iniziata la vera rivoluzione dell'uomo. Lì ha avuto inizio quella condizione di propensione permanente ad un'illuminismo perfettibile che ha nutrito di tante false convinzioni, mistificazioni di massa e genocidi culturali la nostra umanità, contaminandone la natura essenziale. L'inizio della fine dell'essere. L'esaltazione più compiuta e raffinata dell'apparire (a tutti i costi). "Costi quel che costi". Compreso Santoro e tutto il suo rispettabile e terrificante carrozzone....
Mio fratello va a Torino.....
La vita di Marta e l’illusione del lavoro per tutti….
Elezioni regionali 2010. Prospettive divergenti: il narrare, lo (stra)fare, il (troppo)pensare....
1) Alimentare un’immagine pubblica di vittima delle ingiustizie degli altri. E nella categoria “altri” ci possiamo mettere un po’ tutti. Toghe rosse, Corte costituzionale, Presidente della Repubblica, giudici, ecc…
2) In relazione alla scadenza delle elezioni regionali, essere riuscito a far passare l’idea che tale scadenza equivalesse soprattutto ad una sorta di prova di “mid term” all’americana. Per cui, spostando l’attenzione su di sé anziché sui candidati scelti per le singole regioni, è stato capace di spingere al voto di conferma un po’ tutti i suoi. Compresi, in modo particolare, gli astenuti potenziali ed i potenziali critici verso l’operato del governo votato la scorsa tornata.
La spinta fortissima alla personalizzazione e la costruzione di una narrazione della serie “l’eroe osteggiato che, alla fine, prevale” ha costituito un mix formidabile per prevalere anche questa volta. Il bavaglio imposto ai mezzi di comunicazione, d’altra parta, ha certamente fatto il suo gioco sia eliminando l’incombenza caratterizzata dalla presenza televisiva di potenziali avversari, che azzerando totalmente l’agenda dei media main stream corrispondente alla parole-chiave del tipo “governo”, “Tarantino”, “Berlusconi” con tutto il carico di scandali e scandaletti. Oscurantismo ed egocentrismo ammantato di narrazioni romantiche, insomma, hanno permesso al centro-destra (anzi, sarebbe proprio il caso di dire alla destra!) di prevalere anche in quest’occasione. D’altra parte, il centro-sinistra, tra spaccature interne, alleanze non volute e non cercate. Infinite fasi di riflessione interna, astensionismo e voto di protesta (vedi il movimento di Grillo, specie in Piemonte) ha fatto per l’ennesima volta la figura della Bella addormentata nel bosco. La politica da profilo sempre basso, costi quel che costi, è costata la vittoria pure sta volta. Una vittoria che, ad ogni modo, sarebbe stata contenuta e risicata visto il dato nazionale sui votanti e le medie relative ad alcune regioni. Alla narrazione del Silvio nazionale, il Pd è capace solo di proporre la figura di Bersani. Ottimo tecnico, uomo di contenuti, abile traghettatore, ma, privo del carisma di un leader. Se pensiamo, poi, che sin dalla sua nascita il PD si è sempre servito di pseudo-leader che erano e sono piuttosto dei leader a progetto, allora, capiamo ancora meglio tutto il senso di questa sconfitta che sarebbe più opportuno definire una riedizione delle ultime politiche, con risultati più contenuti a causa del calo vistoso di elettori affluiti alle urne. L’Italia dei Valori, noto partito “del fare” (specie a livello locale), toglie voti all’ex-Udeur (che raccoglie solo briciole!), al Pd. Insomma, un po’ a tutti e così come alle politiche, ottiene il miglior risultato relativo dell’intero schieramento di sinistra. Si tenga, inoltre, in considerazione la tipologia media di elettore di sinistra e di destra. Il primo, si potrebbe dire purtroppo ancora una volta, si è dimostrato estremamente lucido, riflessivo e, se il caso, anche molto critico. Così si spiega il risultato positivo del movimento di Grillo che, per quanto si proclami fuori dal partitismo nazionale, ha certamente un’impronta di sinistra ed alla sinistra democratica ha tolto una buona fetta dell’elettorato tradizionale. Un elettorato che certamente dimostra di non aver affatto paura di perdere, così come di punire senza mezze misure il partito di riferimento. Astensionismo, voto disgiunto (si veda ancora il Piemonte sul tema) e radicalizzazione del voto hanno certamente punito il PD. Con risultati ottimi dei partituncoli-satelliti o potenziali tali che lo circondano. L’elettore-tipo della destra ha dimostrato, al contrario, una minore lucidità che gli consentisse di giudicare il proprio leader sulla base dei risultati raggiunti. Un elettore pavloviano, che vota di riflesso se ben stimolato. Una stimolazione che, vale la pena ribadirlo, soprattutto emotiva, quasi istintuale. Il leader “vittima da proteggere”, il leader “delle promesse” (che alimentano speranze, e differiscono all’infinito tutte le attese). Il votante medio è, dunque, figura dalle forti connotazioni sentimentali che, d’altra parte, s’impersona direttamente con la figura del cavaliere. Per cui la stima ed un istinto empatico- protettivo si fondono e, nella persona del votante medio, arrivano a confondersi. Ci domanda, a questo punto, la ragione dove sia. Dov’è la razionalità che valuta operati e programmi?...Così ritorna a bomba il senatur della Lega. Colui che è riuscito a spostare voti, non tanto togliendoli alle forze di sinistra, ma, strappandoli letteralmente al Cavaliere del Pdl. E’ nelle regioni in cui la gente che ha sempre votato Pdl ha, ad un certo punto, deciso di radicalizzare la propria posizione (magari per punire l’uno e premiare l’altro) spostandosi sulla Lega che è subentrata finalmente la ragione. Una ragione che ha consentito di valutare programmi, le figure dei candidati, esprimendo posizioni “critiche” nel momento del voto. Così spieghiamo il successo di Zaia, forse un po’ meno quello di Cota in Piemonte. Ma, certamente lo spostamento c’è stato. Ed andrebbe forse interpretato come l’espressione di un sentimento diffuso di malcontento verso il governo nazionale, manifestamente punito a livello locale. Per cui, a partire da questa tornata, entrambi gli schieramenti dovrebbero aprire una lunga fase di riflessione. La destra rinegoziando gli equilibri interni (tenendo conto dell’avanzata della Lega, ma, anche della presenza strategica degli ex-An). La sinistra che, proprio durante la tornata elettorale, sembra aver continuato a riflettere, dovrebbe ripensare ai propri equilibri interni ed esterni. Ma, vale la pena di ribadire anche questo, dovrebbe iniziare i casting per il reclutamento di un leader degni di questo titolo. E poi basta con i profili bassi. Vogliamo politici dinamici e corretti. Determinati, ma, non viscidi. E, ad ogni modo, finalmente capaci di non farsi mettere i piedi in testa ad ogni salotto televisivo in cui si presenti un contraddittorio. Ora basta.
Suggestioni parigine.......
Quest'indagine dell'ISTAT mi ha riportato indietro con la memoria. A quando avevo ancora fede....
(Il dato cui faccio riferimento è riportato nel post precedente).
Rapporto ISTAT sulla partecipazione politica degli italiani: qualche spunto di riflessione...
1) Le donne, in linea di massima, fanno registrare un notevole incremento sia nel momento dell'ascolto che in quello della raccolta di informazioni di natura politica (lettura di quotidiani, visione di programmi a sfondo politico), sia per quanto riguarda la partecipazione attiva a cortei, comizi, partiti ed organizzazioni. Nel rapporto tale aumento è presentato sotto forma di progressione storica (dal 1999 al 2009) e, rapportato all’incremento relativo all’interesse da parte degli uomini, fa emergere ancora di più il rapido progresso delle donne. Nella categoria di genere, tuttavia, si mantengono quasi inalterate le differenze strutturate a partire dalle variabili più strutturali, storiche e tipiche della nostra popolazione. Questo significa che, nonostante questa notevole progressione, le donne laureate e diplomate si informano di più di quelle che possiedono la licenza media e/o elementare. Le donne del nord-est più di quelle calabresi o pugliesi. Le imprenditrici e le libere professioniste molto di più delle massaie e/o delle lavoratrici dipendenti. Tali differenze connotano, allo stesso modo, anche la variabilità di interesse e partecipazione attiva interni alla categoria degli uomini.
2) Nota piuttosto dolente: i giovani fino a 24 anni, sia maschi che femmine, manifestano un livello di partecipazione alla vita politica (ascolto, raccolta di notizie, partecipazione a dibattiti) nazionale estremamente basso. Un terzo circa dei giovani intervistati, inoltre, motiva quest’allontanamento con una sfiducia cronica nella politica così come nelle istituzioni e/o un disinteresse latente verso tutto ciò che sia ricollegabile alla politica nostrana. Si abbassa anche la densità della cosiddetta “partecipazione visibile” (organizzazione di comizi, cortei, attivismo politico ecc..).
3) Altra nota dolente: tra le maggiori fonti d’informazione primeggia, senza concorrenti, la cara vecchia televisione. Le altre due fonti indicate con la percentuale relativa più alta sono la radio ed i quotidiani. Seguono le cosiddette agenzie di socializzazione (famiglia, parenti, amici, colleghi). Anche qui ritorna una matematica divisione del paese in due. Le donne preferiscono tv e settimanali. Gli uomini tv e quotidiani rigorosamente stampati. Gli abitanti del nord si appellano ad una media di 2-3 fonti differenti. Coloro che vivono al Sud utilizzano in modo particolare la televisione ed, in alcune regioni, la cerchia di amici e parenti viene indicata come la seconda fonte di informazione, a pari merito con i quotidiani. Ad ogni modo, il dato che emerge lampante è che gli italiani s’informano e/o parlano molto di politica (e vanno evidentemente anche a caccia di notizie pseudo-politiche e di vorticose discussioni meta-politiche, a giudicare le fonti d’informazione privilegiate!), ma, la praticano sempre di meno. I giovani, d’altra parte, non lasciano ben sperare per quanto riguarda il futuro prossimo della politica attiva, partecipata.
4) Nota. Nella lettura del rapporto manca totalmente qualsiasi riferimento ad internet e/o alla fruizione d’informazioni (anche di natura politica) attraverso dispostivi mobili. Tra l’altro in un paese (l’Italia!) che, a dispetto di problemi strutturali nella fornitura di connessione su tutto il territorio nazionale, può vantare una percentuale di dispositivi mobili per persona pari a circa 1,2 (cioè, una media di quasi due cellulari per abitante!). A questo punto, dunque, mi domando: quanto il riferimento alla Rete e/o alle piattaforme per la produzione/fruizione di contenuti potrebbe modificare (in positivo) il dato relativo alla partecipazione politica (specie per quanto riguarda i giovani fino ai 24 anni di cui sopra) ?, perché l’ISTAT non ha affatto tenuto conto dello spostamento di una parte dell’opinione pubblica sulla Rete e/o di una generazione di “nativi digitali” che sfruttano i social networks anche, ad esempio, come fonte per l’acquisizione in via informale di notizie ed informazioni?.....
Credo sia il momento giusto per soffermarsi a riflettere ed analizzare in profondità anche queste Realtà…Non stiamo parlando più tanto di alternative quanto di nuove frontiere della comunicazione. Una comunicazione che, tra l’altro, produce già conseguenze reali ed effetti ben visibili.
Pensavo alla festa della donna (parte seconda).....
Pensavo alla festa della donna (parte prima).....
"Dialettica dell'Illuminismo": intuizioni sparse....
L'informazione diventa digitale, personalizzata, partecipata e mobile. Il rapporto del "Pew Internet" c'illumina sui trend americani..
Cyber middle-class or not cyber middle-class?. This is the question……
Pensieri e un'immagine: connessione probabile.....
Mi sono ritrovato a parlare d'ammmore....
Urbino città(senza)campus.....
Oggi pensavo......ad oggi!
Esistono persone che impostano la propria vita sulla capacità di farsi scivolare le cose di dosso. Anche le più brutte. Persone orientate al fine, che non badano al mezzo. Della serie “costi quel che costi..”. Esistono, poi, altre persone che campano su rendite di posizione, cullandosi in parte su quello che si è fatto in tempi ormai lontani, in parte, su tutti quelli che nel tempo si è riusciti a “conquistare”. Il Re che guadagna pedine degli scacchi, rivendicando il proprio potere, oggettivandolo nelle cose che possiede. Nell’accondiscendenza delle persone che sottomette. E la cosa, forse, più brutta di tutto sto meccanismo è che è proprio un cane che si morde la coda. Non se ne esce. Un Narciso che si specchia nel fiume e non riesce a distogliere lo sguardo dalle sue sembianze. Troppo bello, troppo affascinante, troppo seducente per potersene distaccare. E allora?. Allora tutto scorre, si riproduce. L’autopoiesi di un potere che chiama altro Potere. E quando credi che la tua vita sia, anche quella, una riproduzione di meccaniche più o meno note in cui, a cambiare, sono le persone e/o l’ambiente, il teatro del loro svolgimento t’accorgi che non hai ancora visto tutto. E che, forse, non hai ancora subito tutto quello che la vita ha in serbo per te. Non voglio fare il romantico e nemmeno il nostalgico dei bei tempi andati. Magari ce ne sono in programma di molto migliori. Per ora, prendo solo atto del potere di determinate cose, persone, situazioni di indebolire convinzioni, energie, desideri. Un po’ come l’aspirante ricercatore che, dopo tanti tentativi andati male e perennemente stressato dalle logiche dell’ambiente, decide di scambiare la sua dignità o, peggio, la sua libertà per ottenere finanziamenti o magari il proprio nome in calce ad un progetto di ricerca. E chi ci troviamo dall’altra parte, al centro esatto dell’ambiente?...Il Potere, di nuovo. Non c’è niente da fare, mi dicono, se vuoi libertà devi guadagnartela. Se aspiri a realizzarti devi acquisire furbizia ed anche un pizzico di superficialità. Questi gli ingredienti per superare con astuzia le difficoltà della vita, della professione. Sono nato e cresciuto in posti, tra persone che mi hanno sempre riempito la testa dicendomi che le cose sarebbero rimaste così, per sempre, che nulla sarebbe servito a cambiarle. E, proprio per questo, sono cresciuto con un inveterato odiato verso l’accettazione acritica degli status quo, verso ogni forma d’inerzia intellettuale. Ci metto poco a capire le logiche del potere (sono cresciuto nel mezzo di un coacervo indistinto di poteri!), ma, ci metto tanto (forse troppo) ad adattarmi alle necessità di un potere. Specie di quello che campa di rendita. Qualcuno capirà quello che sto scrivendo, qualcun altro si limiterà ad usare queste parole per rileggere esperienze personali, la propria quotidianità magari. Quella quotidianità in cui forse troppe persone sono talmente affondate da non riuscire più a distinguere il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che non lo è. L’obiettività non esiste, ci mancherebbe. Ma in nostro soccorso subentra immediatamente (almeno dovrebbe) il buon senso, il rispetto, la comprensione. Magari sono proprio io a non conoscere il significato reale di queste parole, a non applicare la sostanza di ciò che rappresentano. Se fino ad ora non l’ho fatto, me ne scuso. Mi scuso con tutti coloro a cui ho reso triste la vita o anche solo una giornata. Ma solo oggi mi rendo conto di cosa tutto questo significa. Tuttavia, non sono così ingenuo da credere davvero che ci sia un meccanismo virtuoso per cui, visto che chiedo scusa e faccio ammenda, allora devo aspettarmi che gli altri lo facciano con me. E magari che il mondo diventi un posto migliore perché ho iniziato proprio io a dargli una ripulita. Macchè. Il mondo è tutta un'altra storia. Altro che schiavi ed ombre nella caverna. A volte, mi spaventa l’idea che sia tutto molto peggio. Chiedo scusa anche di tutto sto pessimismo cosmico, alla lunga annoia. Immagino. Ma mi gira così. Proprio così…Spero sempre che un possibile altrimenti mi risollevi. Sperare troppo, però, fa male al cervello. Anche questo l’ho imparato oggi.
Eyesofthefuture mi provoca. Io rispondo.
MODERNITY 2.0: ATTO PRIMO.....
fonte: "http://www.uniurb.it"
Elezione del Rettore dell’Università.
RISULTATI ELETTORALI
Candidato voti pesati percentuale
Mauro Magnani 296,30 = 35,23%
Stefano Pivato 534,74 = 63,58%
Schede bianche
Bianche 6,35 0,76%
Schede Nulle 3,61 0,43%
Totale voti espressi 841,00 100,00%
Maggioranza assoluta 421
Risulta eletto il Prof. Stefano Pivato
